Primavera, Estate, Autunno, Inverno e Ancora PrimaveraKim Ki Duk.
Le foglie degli alberi cambiano. Rosse intense coronano il lago pacifico dove il Monaco e il Bambino vivono. Al di fuori del tempo della natura, il tempo non c'è. Si svegliano con la luce, si addormentano col buio, pregano, chiedono cibo, meditano e si prendono cura di quel piccolo tempio galleggiante.
Le foglie cambiano e le stagioni sembrano ripetersi sempre uguali, sempre le stesse, sempre brevi ma sempre inellutabilmente diverse.
L'uomo non può intervenire, non può fare nulla davanti a questo ripetersi ma, in questo ciclo, può trovare la sua via o meglio: può trovarsi su una via, può perdersi, ritrovarla per un istante e poi aspettare il nuovo inverno per fare sua quella via che gli era stata imposta.
Il vivere mondano, fuori da quella valle, lancia ombre ammalianti e nel contempo raggi di speranza.
Chi si avventura nel mondo sembra perdervisi e chi arriva dal mondo sembra aver perso se stesso, aver venduto la calma delle foglie per la nevrotica rabbia delle pietre scagliate. Tuttavia chi giunge in quella valle mostra di poter capire, non subito magari, magari dopo una notte fredda e faticosa. L'esplosione delle pistole lascia spazio, quasi spontaneamente, alle radici dei colori, all'ordine della scrittura e della mente.
C'è speranza di cambiarsi e ritrovarsi nelle spire colorate delle stagioni, c'è speranza per chi mantiene la domanda viva. Se la domanda è viva nemmeno lo spaventoso e gelido inverno serba la risposta del "troppo tardi".
Scusate l'ermeticità ma parlare di trama e personaggi mi sembra futile davanti ad un film del genere, come già lo è stato per La Casa Vuota.
Via Lezioni Americane





Leggevo sul blog di 





Lunedì 1 h 19.45 (repliche in vari orari in data Martedì 2, Mercoledì 3, Giovedì 4)
Mercoledì 10 h22.30
